SIT Friuli Venezia Giulia: “Mancano le sinergie: cure a distanza frenate”

La tecnologia sta cambiando il mondo della sanità dando vita a strumenti e processi che annullano la distanza tra medico e paziente, che diventano sempre più interconnessi. Questa evoluzione della medicina tradizionale si chiama telemedicina e ha preso sempre più piede con l’avvento della pandemia e la necessità di fornire (e ricevere) assistenza a distanza. Del presente e del futuro di questa tecnica medica si è parlato giovedì sera a Reana del Rojale durante un congresso organizzato dal dottor Paolo Venturini – presidente della società italiana di telemedicina per il Fvg nonché responsabile medico di Cardiologia al Policlinico “Città di Udine” – assieme ad una quarantina tra medici e amministratori della regione.

Che cos’è, in poche parole, la telemedicina? Si tratta di un’integrazione della medicina tradizionale “vis-à-vis” grazie a nuovi canali di comunicazione e tecnologie innovative, con l’obiettivo di agevolare l’erogazione di servizi sanitari, dalla diagnosi alla terapia fino ai controlli a distanza. Ad esempio la telemedicina permette a pazienti che sono malati cronici o agli anziani di ricevere sostegno e assistenza rimanendo a casa e agevola la comunicazione tra operatori sanitari e professionisti per ottenere indicazioni nelle diagnosi, cure e nel trasferimento di pazienti.

“Si propone come mezzo per migliorare l’offerta sanitaria, in particolare per le persone che vivono in aree remote come la montagna o zone di periferia, strutture residenziali di medio-bassa intensità sanitaria come rsa, case di riposo e carceri – afferma Venturini -; ma anche nei sistemi a rete Hub & Spoke che si stanno adoperando per migliorare organizzazioni di strutture di alto livello e specializzazione. Il Friuli Venezia Giulia è una piccola regione in cui diverse professionalità devono collaborare a stretto contatto per sviluppare un’offerta sanitaria e sociale omogenea. Penso alla sinergia tra il professionista della sanità e il tecnico informatico, poiché gli strumenti avveniristici di cui si può disporre ora hanno basso rendimento pratico”. Il cardiologo, come esempio, cita le consulenze specialistiche mediche in video: “Chi offre questo servizio non può contare sull’immediata visione della cartella clinica – spiega -. La risposta di un cardiologo sarà parziale se all’elettrocardiogramma non viene associata una rapida consultazione del fascicolo sanitario elettronico sintetico ed esaustivo. Attualmente è ancora macchinosa, avrebbe bisogno di essere implementata con l’intelligenza artificiale”.

Venturini rileva un’altra criticità da superare per sviluppare un sistema di telemedicina a livello territoriale: la mancata disponibilità di operatività sul campo. “Ci dovrebbe essere un meccanismo premiante per cui contributi, pnrr e investimenti privati dovrebbero ricompensare chi ha sviluppato innovazioni e le mette a disposizione. Politici, tecnici, imprenditori, sanitari e informatici dovrebbero copiare ciò che di buono è stato fatto all’estero”. Il cardiologo fa espresso riferimento all’Estonia, Paese che ha digitalizzato tutta la pubblica amministrazione, dove oltre il 90% delle famiglie ha una connessione internet a banda larga (anche nelle campagne più isolate), a scuola non ci sono pagelle o registri cartacei e in caso di elezioni i cittadini possono votare online. “In una regione come la nostra – conclude -, piena di numeri uno, potremmo superare l’attuale statistica che ci colloca come Cenerentola dei progetti di telemedicina in Italia”.

Articolo di Sara Palluello – da Messaggero Veneto del 12 Marzo 2022

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